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Gilles Villeneuve
biografia
Mi è sembrato di notare che talvolta appaiano sulla Terra degli esseri che nella loro esistenza emettono una luce più che umana.
Per appartenere a questa élite estremamente ristretta il genio no, non basta. Né Shakespeare, né Dante, né Michelangelo, né Baudelaire, nessuno di loro è un angelo. Per poter essere ammessi in questa cerchia bisogna morire giovani o tutt'al più cessare giovanissimi qualunque attività artistica, ma bisogna che quest’attività sia di un valore supremo.
Bisogna insomma che si riveli un'apparizione, brevissima, folgorante, in modo tale da dare a tutti noi, grigi mortali, la sensazione di un visitatore superumano che per un istante ci abbia guardato lasciandoci, per la fugacità stessa della sua presenza, un amaro rimpianto.

Tratto dalla "Teoria degli Angeli"
Berthierville
Joseph Gilles Henri Villeneuve era nato il 18 gennaio 1950 alle sei del mattino, nell'ospedale di Saint-Jean-sur-Richelieu, vicino alla cittadina di Chambly dove i suoi genitori, Seville e Georgette, si erano sposati nel 1947 e dove vivevano dopo il matrimonio. Il fratello Jacques nacque tre anni dopo e la famiglia Villeneuve fu così al completo.
Sin dall'infanzia il piccolo Gilles era affascinato da qualunque oggetto di natura meccanica; i suoi giochi preferiti erano ruspe e camion, che però dovevano avere un aspetto realistico, altrimenti non ci giocava. Era un bambino calmo e solitario con un carattere particolarmente coraggioso, pretese di imparare ad andare in bicicletta senza le rotelline, comunque dopo un bel po' di capitomboli imparò la tecnica. Cominciò a frequentare le scuole elementari nel 1955 e le affrontò molto seriamente, sentiva di dover essere il migliore ed anche se non era un bambino precoce, era molto sveglio ed era stimolato dagli amici più grandi di lui, si dava da fare per essere alla pari con loro. Questo spirito di competizione sviluppò da subito nel suo carattere un aspetto di costanza e perseveranza, Gilles infatti, si sforzava continuamente di migliorare se stesso in qualsiasi cosa si cimentasse, come se fosse stato alla ricerca di qualche campo in cui eccellere. All'età di otto anni la sua famiglia si trasferì a Berthierville, a circa 70 chilometri da Montréal, in una vecchia fattoria alla periferia della città.

Aria buona e possibilità di movimento non gli mancavano di certo e così Gilles cominciò a preferire sempre di più l'attività fisica alla monotonia della scuola. D'estate correva sulla sua bicicletta pedalando fino allo stremo delle forze e d'inverno adorava pattinare e giocare ad hockey. Gli piacevano le bufere di neve ma la cosa più eccitante e stimolante per lui, era andare proprio dove gli dicevano che non si poteva andare.
Nel 1959 suo padre Seville acquistò un nuovo furgone Volkswagen. Fu questo il primo veicolo che Gilles guidò da solo e rimase il più vivo dei suoi ricordi d'infanzia: "Stavamo viaggiando su una di quelle lunghe, diritte strade di campagna vicino a Berthierville. Era un luminoso e caldo giorno d'estate; intorno non c'era nessuno, così mio padre mi permise di guidare il furgone. Che emozione".
Da quel giorno tormentò il genitore fino a che non gli permise di fare dei giretti con l'auto di famiglia sul viale di accesso della casa. All'età di undici anni, Seville lo lasciò libero di guidare un furgoncino mezzo sfasciato nei campi intorno alla loro fattoria. Il piacere delle quattro ruote lo aveva ormai contagiato ed era riuscito addirittura a costruirsi uno strano mezzo con i pezzi della falciatrice; a quindici anni ricevette in regalo una decrepita MGA e, con l'aiuto di un paio di amici, Gilles riparò l'auto per poter fare dei giretti in una strada abbandonata poco distante.

Ma tutto ciò a Gilles non bastava, era troppo impaziente e fu preso da una smania smisurata di guidare la nuova auto di famiglia. Il padre gli aveva dato il permesso di condurla solamente intorno a casa poiché la sua età non gli permetteva ancora di poter avere la patente, ma la tentazione di guidarla divenne troppo forte e Gilles riuscì di nascosto a farsi una copia delle chiavi. E così una sera spinse silenziosamente la Pontiac fuori dal garage e avviò l'autovettura dirigendosi verso un paese vicino. Nonostante piovesse a dirotto, Gilles portò la macchina a 170 chilometri all'ora ma improvvisamente, in una curva piuttosto brusca, perse il controllo sull'asfalto scivoloso e andò a sbattere contro un palo delle linee telefoniche. La macchina si accartocciò letteralmente su sé stessa ma fortunatamente non ci furono conseguenze fisiche per Gilles il quale tornò a casa a piedi sotto la pioggia camminando per più di otto chilometri.
In quell'occasione i suoi genitori furono molto tolleranti e non lo punirono severamente ma per qualche tempo le avventure motoristiche dell'irruente giovanotto furono temporaneamente smorzate.

MGA
Arrivò così il suo sedicesimo compleanno e finalmente la patente di guida. Siamo nel 1966 e da quel momento è un susseguirsi di macchine ma, oltre al crescere della passione per le automobili, Gilles cominciava a nutrire interesse nei confronti dell'altro sesso. C'era una ragazza che abitava a Joliette che gli piaceva ed una sera andò a trovarla; durante il tragitto si trovò davanti un'altra vettura e cercò di superarla, il conducente che lo precedeva premette a fondo l'acceleratore in segno di sfida e l'inseguimento ebbe inizio. All'improvviso una mandria di mucche che stava attraversando la strada costrinse le due auto ad una frenata disperata e Gilles terminò la sua corsa nel fossato distruggendo la macchina e finendo all'ospedale con otto punti di sutura alla testa.
Nonostante l'accaduto Villeneuve continuò a non essere affatto turbato dai pericoli che comportava la guida alle alte velocità e acquistò una piccola automobile cecoslovacca, una Skoda. Con questa vetturetta si divertiva a scorrazzare per le vie cittadine molto più velocemente di quanto le norme stradali del Québec consentissero e la polizia locale cominciò ad interessarsi del caso. Le multe per eccesso di velocità cominciarono a fioccare però, senza contestarle, Gilles le pagava immediatamente, non c'era nulla da fare, la voglia di correre era più forte di lui. Con la sua Skoda prese parte a qualche slalom organizzato nelle aree di parcheggio dei supermercati; il suo stile di guida e la sua spettacolare tecnica nell'affrontare i coni bianco-rossi gli portarono anche una certa notorietà nei dintorni di St. Thomas, un paesino da dove passava frequentemente per andare a trovare la sua futura ragazza, Joanna Barthe.

Anche lei era franco-canadese ma aveva vissuto per qualche tempo in Connecticut prima di tornare nel Québec. La sua famiglia era povera ed era assistita dalle autorità governative per potersi mantenere, ma Joanna era una ragazza ottimista e fiduciosa in sé ed incontrò il suo futuro marito ad un appuntamento alla cieca. Sua sorella la convinse ad incontrare un amico del suo ragazzo e dopo molte insistenze, Joanna accettò di combinare un'uscita a quattro presso una discoteca locale. Anche Gilles era abbastanza riluttante nell'accettare quel tipo di appuntamento ma alla fine entrambe parteciparono. Joanna non perse subito la testa per Gilles: era abbastanza bello, piccolo di statura, molto educato e timido, ma era rimasta entusiasta per la sua totale onestà e sincerità. La loro prima serata trascorse tranquillamente ed in seguito continuarono a vedersi saltuariamente nei fine settimana. Nacquero degli screzi quando Joanna scoprì che Gilles aveva un'altra ragazza, ma non sapeva che l'aveva appena lasciata e bastò una telefonata per riappacificarsi e diventare una coppia fissa nell'agosto del 1967.

Ford Mustang
Joanna imparò presto che la vita con il suo nuovo compagno sarebbe ruotata intorno ai motori.
Appena compiuto i diciassette anni Gilles concluse la sua educazione scolastica ma cominciò a studiare sulle riviste che si occupavano di auto e di corse, rendendosi conto che esistevano delle persone che facevano addirittura carriera con ciò che lui faceva tutti i giorni sulle strade del suo paese. Iniziò così a frequentare l'ambiente assistendo alle gare di accelerazione ed iscrivendo anche la sua Ford Mustang che aveva personalmente modificato per partecipare a quel tipo di competizioni. Ma ben presto il suo interesse per queste manifestazioni si spense poiché le riteneva monotone e le emozioni erano troppo rapide, senza tratti in curva per mettere alla prova il suo coraggio.
Aveva anche provato a cimentarsi sui circuiti ovali in terra battuta ma nemmeno quello bastava a soddisfarlo; voleva sentirsi più coinvolto per esprimersi appieno affrontando circuiti che presentassero sia tratti rettilinei che curve di vario tipo con l'opportunità di esplorare i limiti dell'aderenza di una macchina.

Gilles era letteralmente incantato dai resoconti delle gare europee che leggeva sulle riviste di automobilismo, piloti come Jimmy Clark e Chris Amon che si sfidavano sulle loro Lotus e Ferrari di Formula 1, mantenendo velocità medie superiori ai 170 chilometri orari lungo il circuito del Nürburgring in Germania oppure la spettacolare Targa Florio con le Porsche e le Ferrari sport.
Purtroppo Gilles si limitava a guardare gli altri correre in pista perché le sue finanze non gli permettevano altrimenti e per poter  continuare a frequentare Joanna dovette per qualche tempo lavorare con i genitori nella piccola azienda di abbigliamento, poi trovò lavoro dagli zii guidando camion stracarichi di ghiaia su terreni sconnessi, in fondo per lui anche quello era un gran divertimento.
I luoghi dove viveva venivano coperti ogni anno da più di un metro e mezzo di neve e così, come molti canadesi in quel periodo, Gilles accolse con entusiasmo la nuova moda della motoslitta che permetteva di esplorare luoghi fino a poco prima inaccessibili ed era anche un pratico mezzo di trasporto nella stagione invernale. Per Villeneuve divenne invece un altro tipo di veicolo a motore con cui correre.
I costruttori di motoslitte cominciarono infatti ad organizzare alcune gare per promuovere i loro prodotti e molti dilettanti venivano invitati a competere insieme ai rappresentanti delle squadre ufficiali. Il padre di Gilles gli comprò una motoslitta e con quella partecipò a molte gare vicino a Berthierville e fu subito un vincitore. Il suo innato ed incosciente coraggio e la sua abilità gli permisero di battere concorrenti che guidavano veicoli di prestazioni superiori al suo, era come guidare in una terribile bufera ma la sua bravura gli permetteva di accelerare al massimo senza praticamente mai usare il freno.
Imparò molto bene a bilanciare il mezzo e sviluppò una grande sensibilità di guida, non era facile gestire un simile bolide a 140 chilometri all'ora in un freddo terrificante ma ciò lo aiutava a diventare tenace e coraggioso.
Dopo solo alcune gare il suo nome cominciò a diventare famoso negli ambienti delle competizioni.
A diciotto anni ricevette in regalo da un amico di famiglia, una motoslitta Skiroule elaborata per correre e con quella vinse parecchie gare tanto che nell'inverno seguente, a cavallo tra il 1969 ed il 1970, Gilles venne assunto direttamente dalla ditta Skiroule nel suo team del Québec come pilota-meccanico.
Nozze
Intanto la relazione fra Gilles e Joanna era arrivata ad un punto critico: Joanna era rimasta incinta e i due decisero di fidanzarsi e, il 17 ottobre del 1970, venne celebrato il matrimonio al quale parteciparono i loro familiari e pochi amici. Il corteo nuziale sfilò con gran fracasso per le strade di Joliette, il paese della sposa, e dopo il ricevimento in un locale, i novelli signori Villeneuve trascorsero la loro prima notte in luna di miele nella stanza di un vicino motel.
Nel frattempo Gilles aveva rotto i rapporti con la Skiroule perché il suo desiderio di partecipare alle più conosciute e ricche gare americane, gli era stato negato per via di gelosie interne al reparto corse e così si ritrovò tutto ad un tratto disoccupato e neo-sposo in attesa di un figlio. E qui venne fuori il suo carattere. Rifiutando l'idea di essere sconfitto in un campo che non era un circuito di gara, Gilles non si diede per vinto; l'occasione per rifarsi gli fu data da un'altra marca di motoslitte, la Motoski, che gli fornì tre macchine ed una certa assistenza tecnica oltre che naturalmente, il denaro necessario per gareggiare ma soprattutto per mantenere la nuova famiglia. In quell'anno, siamo nel 1971, Gilles guadagnò abbastanza diventando campione del Québec e vincendo il titolo di campione del mondo per la categoria 440 cc. nello stato di New York.
Poco tempo dopo queste sue vittorie, il 9 aprile 1971, i Villeneuve diventarono gli orgogliosi genitori di un bimbo, Jacques. Così, per avere la possibilità di rimanere vicino alla famiglia, Gilles acquistò un motorhome, che gli avrebbe permesso gli spostamenti sui campi di gara, e lo rimorchiò fino ad un terreno presso la casa dei suoi genitori; fece gli allacciamenti per l'acqua, l'elettricità ed il telefono e poi lasciò a Joanna il compito di occuparsi di tutto il resto poiché, se per le sue macchine era ordinato e meticolosamente organizzato, per il resto della vita privata era completamente l'opposto.

La sua distrazione del momento era costituita da uno scuolabus giallo: lo divise in due settori, la parte anteriore doveva servire per dormirci e quella posteriore come officina per le motoslitte. Nell'inverno 1971-'72 queste motoslitte erano della Alouette con cui Gilles conquistò nuovamente il titolo di campione del Québec vincendo dieci gare su quattordici. Ad impedirgli di portare a termine le quattro gare che non vinse furono problemi meccanici e Gilles ci lavorò a lungo mettendo a punto delle modifiche al sistema di trasmissione che era stata la causa dei suoi ritiri.
Villeneuve godeva ormai di una grande notorietà nell'ambiente sportivo grazie anche alla sua predisposizione per la spettacolarità; la sua presenza era sempre molto richiesta dagli organizzatori e così, la stagione successiva, Gilles allargò i suoi orizzonti. Macinò molti chilometri a bordo del suo pulmino per raggiungere i luoghi in cui si tenevano le gare fuori dal Québec e si laureò alla fine dell'inverno campione canadese di motoslitte.
Alouette
Il sacrificio di rimanere lontano dalla famiglia per periodi più prolungati era parzialmente compensato dai maggiori guadagni, ma ce ne era veramente bisogno perché era in arrivo una bimba che Joanna mise al mondo il 26 luglio 1973 ed alla quale fu dato il nome di Mélanie. Ma l'accresciuta responsabilità di padre non servì a far diminuire l'entusiasmo di Gilles per le corse che per lui erano diventate l'unico mezzo di sostentamento, come un lavoro. Più gare, più denaro ma come fare nel periodo in cui la neve si scioglieva e le gare di motoslitte venivano sospese? Fu così che Gilles si dimostrò attento quando gli venne suggerito che il suo talento poteva tranquillamente essere trasferito sulle automobili. Un tecnico francese che lo conosceva gli spiegò come ottenere la licenza e gli raccomandò la scuola di guida di Jim Russell a Mont Tremblant come punto di partenza.

Era una mattina piovosa quando Gilles si presentò con altri allievi presso il cancello d'entrata del piccolo circuito della scuola. Nel corso delle lezioni teoriche gli aspiranti piloti ascoltarono con attenzione tutte le indicazioni per un corretto utilizzo di una vettura da corsa e per il giusto modo di affrontare la pista. Aspettò con pazienza ed educazione che la lezione terminasse e poi giunse finalmente il momento di provare le macchine di Formula Ford della scuola; tutti gli allievi salirono a bordo e si allacciarono le cinture di sicurezza per effettuare un primo giro di prova sull'asfalto bagnato. Immediatamente una delle macchine balzò in testa e si lasciò dietro tutte le altre in una nuvola d'acqua. Gilles era perfettamente a suo agio e sorprese favorevolmente l'istruttore che non si aspettava proprio una simile prestazione dal suo allievo più timido. La settimana successiva fu nuovamente il più veloce di tutti cavandosela in maniera splendida ed ottenendo subito la licenza di pilota.
Gilles lasciò Mont Tremblant con la sensazione di poter fare di più, era rimasto estasiato dalla sensibilità e maneggevolezza della piccola vettura di Formula Ford, fu una vera e propria rivelazione per il suo futuro.
F.Ford
Aiutato ancora una volta da un suo amico, Gilles acquistò un'auto vecchia di due anni e con quella macchina partecipò al campionato di Formula Ford del Québec. Nella prima gara faticò per arrivare terzo ma la seconda gara lo vide già vincitore. Le monoposto di quella categoria erano molto affidabili e perciò Gilles poteva concentrarsi completamente sul come guidare la sua vettura nel modo più veloce. Lo stile di guida sull'asfalto era simile a quello che aveva mostrato sulla neve: non fluido e controllato, ma piuttosto funambolico, spettacolare. Uscì di strada molte volte però vinse il 70 per cento delle gare a cui prese parte e si aggiudicò il titolo di esordiente dell'anno vincendo sette gare su dieci.
Naturalmente anche il titolo di campione di Formula Ford del Québec per l'anno 1973 fu suo. Tutto questo alla guida di un'auto che era più vecchia delle altre che partecipavano a queste competizioni e gareggiando insieme a piloti che avevano quasi tutti più esperienza di lui.

Gilles ormai era completamente in preda alla febbre delle corse. Trascorreva sempre più tempo lontano da casa, a volte anche tre o quattro settimane per poter partecipare anche alle gare invernali di motoslitta. Tutto ciò stava cominciando a creare dei seri problemi alla famiglia perché Joanna era in seria difficoltà nel badare ai figli e soprattutto nel gestire l'economia domestica, in una situazione disastrosa per via dei debiti che continuavano ad accumularsi. Di positivo ci fu soltanto che Gilles continuò a vincere anche nella stagione 1973-'74 con un mezzo che lui stesso aveva progettato modificandone le sospensioni. Nacque così la prima motoslitta Alouette con il sistema ammortizzante "Villeneuve".
Alouette
Nel frattempo era riuscito ad ottenere, dagli organizzatori delle gare, del denaro in cambio delle sue partecipazioni e ciò gli permise di completare e vincere il campionato del Canada.
Contemporaneamente si iscrisse anche ad alcune gare americane di fronte ai più grandi piloti internazionali e nemmeno lì mancò di apporre il suo sigillo di vittoria. Però, nonostante le molteplici affermazioni, i guadagni di una stagione non bastavano più a pagare i debiti arretrati ed ancora una volta la famiglia Villeneuve si ritrovò al verde.
Ma i problemi economici non avrebbero comunque dovuto interferire con i propositi di Gilles, il quale aspirava a progredire nelle varie categorie automobilistiche che alla fine portavano alle gare internazionali del mondiale. Dopo i successi in Formula Ford, Gilles cominciò a guardare più lontano e dentro di sé pensò: "Ragazzo, se non farai le stesse cose al di fuori del Canada, il mondo perderà l'occasione di conoscere un pilota davvero grande".

In quegli anni la Formula Atlantic era la massima categoria di monoposto in Canada e Gilles decise di provarci. Così Villeneuve parlò con il proprietario dell'Écurie Canada il quale era anche pilota e dirigeva un garage ed un negozio di accessori automobilistici. Kris Harrison, questo era il suo nome, rimase molto impressionato dalla sicurezza del giovane Villeneuve anche se si chiedeva in che modo un pilota di motoslitte, con solo dieci gare di Formula Ford alle spalle, avrebbe potuto aiutare la sua scuderia.
Dopo aver parlato con alcuni addetti ai lavori, Harrison si convinse nel prendere in considerazione quel ragazzo perché, a detta di tutti, era sensazionale.
L'accordo fra i due prevedeva che la squadra avrebbe fornito due telai March ed una serie di motori Ford e Gilles avrebbe dovuto sborsare una cifra compresa fra i cinquanta ed i settantamila dollari.
Ma dove trovare tutto quel denaro? Gilles pensò che l'unica possibilità che aveva era quella di vendere la sua casa mobile e così fece senza pensarci troppo, costringendo così la famiglia a trasferirsi con lui su una piccola roulotte e presto anche a seguirlo nel suo girovagare per i vari circuiti.
Intanto alcuni sponsor accettarono la sfida e contribuirono al modesto budget della squadra.
Durante le prove pre stagionali Gilles distrusse entrambe i telai, ma Harrison non si scompose particolarmente e non tentò nemmeno di mettere un freno alla evidente velocità di Villeneuve. Le March vennero riparate e, con un numero di pneumatici sufficienti per appena quattro gare, la scuderia si mise in viaggio verso ovest per prendere parte alla prima gara del campionato canadese di Formula Atlantic.
Schweppes
Sul circuito di Westwood vicino Vancouver, Gilles conquistò un incoraggiante terzo posto su venti concorrenti, partendo da metà schieramento e rimontando giro dopo giro. Nella tappa successiva ad Edmonton, fu tradito dal cattivo funzionamento del motore e terminò ventiduesimo dopo aver ottenuto il sesto tempo in prova. Anche nella gara seguente, a Gimli, Gilles non riuscì ad arrivare in fondo per problemi al motore.
Cominciava anche a scarseggiare la scorta di gomme e questo costituì un grosso svantaggio nella gara sul circuito di Mosport dove si qualificò solamente quattordicesimo. La monoposto gialla numero 13 era la più spettacolare a vedersi, sempre di traverso e al limite dell'aderenza, come se fosse stata guidata da un indemoniato. Improvvisamente però volò fuori e scomparve in un nuvolone di polvere; sin quando ci fu un grosso schianto contro il guard-rail d'acciaio. Quando il polverone si diradò, si poté vedere la macchina schiacciata contro le protezioni con entrambe le ruote anteriori staccate ed il muso distrutto. La gara proseguì mentre Gilles venne caricato su un'ambulanza e trasportato al pronto soccorso del circuito; il medico diagnosticò la frattura della gamba sinistra: era rotta malamente in due punti. Gilles si rifiutava di crederci ed era veramente seccato di non essere più in grado di correre per qualche tempo. "La mia gamba non può essere rotta" ripeteva, mentre il dottore e Joanna continuavano a guardarlo dicendogli che purtroppo era veramente così. Quando lo spavento finì ed il dolore si calmò, Gilles accettò di essere portato in ospedale, anche se lo fece per accontentare gli altri, dal momento che era sicuro che la radiografia avrebbe dimostrato che aveva ragione lui e che tutti gli altri avevano torto.

Nel luglio del 1974 Gilles tornò a Berthierville disperato, l'immobilità sulla sedia a rotelle lo frustrava inesorabilmente; ogni giorno che passava si strappava dei pezzetti dall'ingessatura e cominciò a consultare diversi medici fino a quando ne trovò uno disposto a sostituire l'ingessatura con una più piccola che gli avrebbe permesso di piegare almeno l'anca e la caviglia. Non appena fu in grado di muovere la gamba, Gilles stabilì che era pronta per premere il pedale della frizione e che lui era pronto per tornare a correre. Ma Joanna riuscì a strappargli la promessa che avrebbe potuto tornare in pista solo a patto che fosse riuscito ad uscire dall'abitacolo della sua monoposto in sessanta secondi, il margine minimo di sicurezza in caso di incendio della vettura.
St. John's

Allora si misero tutti in viaggio verso la parte più orientale del Canada, verso St. John's, dove si sarebbe svolta la successiva gara di Formula Atlantic. Gilles guidò molto per esercitare la gamba fratturata, strinse i denti per tutte le volte in cui dovette sforzarla per usare la frizione ma purtroppo non superò il test dei sessanta secondi ed ovviamente non gli fu permesso di correre.
Sei settimane dopo però, Gilles scese in pista ad Halifax e nonostante la sua grande sopportazione del dolore, non riuscì a concludere la gara. Nemmeno nella corsa successiva sul circuito di Trois-Rivières le cose andarono per il verso giusto perché fu subito messo fuori gara dal testacoda del pilota che lo precedeva nel corso del primo giro.
Non si poteva certo dire che il bilancio dell'annata fosse positivo: un terzo ed un ventiduesimo posto, una gamba fratturata, molte vetture demolite ed un debito di quarantamila dollari con la banca. Gilles era comunque convinto che la sfortuna che il destino gli aveva assegnato era già stata utilizzata  e che la stagione successiva sarebbe andata sicuramente meglio. E così, in preda ad una spaventosa crisi economica, Gilles trovò il coraggio di chiedere più soldi agli organizzatori per il suo ingaggio nelle gare di motoslitte e dimostrò a tutti che una gamba rotta non era poi un ostacolo tanto insormontabile, entusiasmando il pubblico con la solita grinta grazie anche all'innovativa sospensione progettata, brevettata ed utilizzata sulla sua motoslitta.
Ci furono anche dei piccoli dissidi con Joanna per avere una sistemazione più dignitosa per sé ed i bambini ma Gilles decise che la famiglia sarebbe stata ancora unita sui campi di gara per la stagione successiva.

Alouette
Mantenere in pista un pilota come Villeneueve era veramente costoso ed impegnativo ma il proprietario della Écurie Canada, Kris Harrison, invitò Gilles a tornare a competere in Formula Atlantic per la stagione del 1975. I due non erano in armonia su molte cose: Gilles voleva essere l'unico pilota della scuderia, voleva provare tutti i giorni, ma tutto questo non poteva essere un beneficio per la squadra e così finirono per non mettersi d'accordo e Harrison ingaggiò altri due piloti. Tre settimane prima dell'inizio del campionato Gilles entrò in crisi, era pronto a mollare tutto, ma Joanna era sempre al suo fianco e lo spronò a reagire, a provare di tutto per riuscire a correre: "Ordina la macchina, compra il motore e comincia a farti mandare tutto; penseremo poi a come pagare", questo gli disse e Villeneuve ordinò un telaio March e un motore Ford; la parte meccanica era a posto, quella finanziaria era a terra.
Ma furono ancora le motoslitte a salvargli la situazione; i dirigenti della Skiroule lo invitarono a tornare a correre per loro come pilota di punta, questo succedeva proprio una settimana prima della gara in Formula Atlantic e Gilles propose uno strano scambio: lui avrebbe corso per loro a patto che la Skiroule lo avesse sponsorizzato nell'imminente campionato automobilistico. Era un grosso rischio però i dirigenti accettarono e gli misero a disposizione il denaro necessario per sostenere le sue evoluzioni in pista.
Alla metà di maggio la piccola squadra partì a bordo di un camper trainando la sfavillante March sul carrello. Appena arrivati ad Edmonton, sede della prima gara, Gilles si accorse di quanto sarebbe stata dura, non tanto perché ritenesse gli altri più forti di lui ma si rese conto che il denaro avrebbe fatto la differenza; gli altri team super organizzati disponevano di attrezzature e materiali, lui lucidava la sua vettura verde e bianca con il nome dello sponsor scritto a mano. In quella occasione non bastò l'entusiasmo per compensare le carenze tecniche della sua monoposto, Gilles si piazzò quindicesimo ma era convinto che il merito della vittoria del suo avversario fosse dovuto più all'elaborazione del motore che al valore del pilota e così si concentrò sulla messa a punto della sua March per la gara successiva a Westwood, un circuito piuttosto impegnativo.
Ottenne un incoraggiante ottavo tempo in prova ed un grintoso quinto posto in gara e l'ottimismo ritornò nella famiglia Villeneuve mentre viaggiavano verso Gimli per la corsa del 22 giugno.

March
Durante le qualifiche Gilles girava a tutto gas, ma alcuni problemi di natura meccanica lo costrinsero ad accontentarsi della diciannovesima posizione. Prima della gara un tremendo acquazzone si abbatté sul circuito inondando la pista e Gilles aveva l'occasione per dimostrare tutto il suo valore, un'occasione da non perdere. In condizioni da tutti definite terribili, con abilità e coraggio, Gil superava inesorabilmente i suoi avversari, impavido si infilava nei grossi spruzzi d'acqua sollevati dalle vetture che lo precedevano ed alla fine lasciò tutti nella sua scia fino al traguardo dove arrivò con 15 secondi di vantaggio su Bobby Rahal. Fu un'impresa perché la visibilità era praticamente nulla e questa volta il suo istinto prevalse sulla qualità dell'equipaggiamento e sull'esperienza degli altri concorrenti.
Che la prestazione di Gimli non fosse stata un fuoco di paglia fu chiaro in occasione della gara successiva a St. Jovite dove Gilles si qualificò con il quarto tempo e concluse al secondo posto. Ad Halifax Gilles fu settimo in qualifica e quattordicesimo al traguardo pur assillato da continue noie meccaniche.
Non prese punti e questo danneggiò la sua posizione in classifica generale dove terminò in quinta posizione. Un risultato più che onorevole per un pilota privato, esordiente e piuttosto a corto di mezzi economici. La sua fama però era comunque in crescita e,
March
in occasione della gara a Trois-Rivières non valida per il campionato di Formula Atlantic, Gilles ebbe l'opportunità di farsi notare poiché gli organizzatori avevano invitato molti famosi piloti europei per aumentare il numero dei partecipanti, permettendogli così di competere accanto a nomi come Brambilla, Jarier, Depailler, Dolhem e Jassaud, ma Gil non si lasciò impressionare dalla celebrità dei suoi illustri colleghi ed ottenne uno strepitoso terzo tempo con il suo solito stile aggressivo e spettacolare.
In partenza fu subito secondo e mentre era all'inseguimento di Jarier, i freni della sua March non resistettero al duro trattamento e cominciò a perdere posizioni fino al definitivo ritiro per il sollievo dei suoi più blasonati avversari.
Tornato sui circuiti ovali delle motoslitte, quell'inverno Gilles corse senza dubbio la sua stagione migliore. Prese parte a trentasei gare: tre ritiri per cedimenti meccanici, una volta secondo, trentadue vittorie e campione del Canada per la seconda volta!
Anche la situazione economica era nettamente migliorata e Gil comprò un motorhome che gli permetteva di ospitare tutta la famiglia per accompagnarlo nella maggior parte delle manifestazioni invernali. Il futuro non destava preoccupazione poiché l'accordo per la stagione 1976 in Formula Atlantic era già stata riconfermato dopo le sue convincenti prestazioni in pista; erano molti i team che lo richiedevano. Anche la Skiroule aveva assicurato a Villeneuve il suo completo supporto economico per la stagione successiva.
Raggiunta quindi la tranquillità familiare, adesso gli obbiettivi principali erano quelli di scegliere una scuderia che avesse mezzi sufficienti per soddisfare le necessità primarie del proprio pilota. Gilles era stufo di preparare e mettere a punto personalmente la vettura prima della gara, questo gli toglieva concentrazione per la corsa vera e propria, inoltre non aveva nessuna intenzione di fare da seconda guida a nessuno.
Solo la Écurie Canada avrebbe accettato di correre con una sola vettura offrendogli anche i vantaggi dell'avere alle spalle un'atmosfera famigliare e Gilles firmò così il contratto per la stagione 1976 di Formula Atlantic. Ma il fattore cruciale per questa decisione fu la presenza in scuderia di Ray Wardell, un tecnico inglese molto esperto che in precedenza aveva lavorato per gente come Niki Lauda e Ronnie Peterson.
La stima fra i due era reciproca poiché lo stesso Wardell era convinto di aver visto in Gil la stoffa del campione, a Trois-Rivières nel 1975 disse: "Aveva del talento, era un giovane veramente in gamba, disposto a incredibili sacrifici se qualcuno gli avesse dato una macchina valida. Gilles fu senz'altro una delle principali ragioni per cui decisi di trasferirmi alla Écurie Canada."
Villeneuve abbandonò per sempre le corse in motoslitta.

Chevrolet Camaro
Il suo primo impegno del 1976 fu una gara di durata in Florida dove era stato invitato per condurre la Chevrolet Camaro insieme a Maurice Carter nella 24 Ore di Daytona. Gilles, al volante di una vettura che non aveva mai guidato e su un circuito che non aveva mai visto, fu più veloce del suo compagno di squadra. Entrambe però non furono fortunati in quell'occasione, il motore ebbe un guasto piuttosto grave e dopo un tentativo di riparazione, furono costretti al ritiro.
All'inizio di quella primavera Ray Wardell cominciò a frequentare Gilles e ne rimase sconcertato per alcuni suoi bizzarri comportamenti. Per esaminare il circuito su cui si sarebbe svolta la prima gara di Formula Atlantic, i due noleggiarono una vettura per percorrere il tracciato ma Gilles cominciò ad andare forte alla sua maniera, transitando ad ogni curva su due ruote e facendo fumare le gomme in tutte le frenate. Wardell rimase sconvolto dal quel modo di guidare ma comprese davvero quanta fosse l'abilità di Gil, con una sensibilità tale da riuscire a trovare il limite di qualunque componente di una qualsiasi macchina: "Non lo faceva per divertire la gente o per farsi notare, sentiva che quello era il modo giusto di fare e sapeva benissimo quali erano i suoi limiti. Pensava che il suo lavoro fosse di salire in macchina e non mollare mai. Era questo il modo in cui lavorava, il modo in cui viveva. La sua vita era correre e dava sempre il massimo, pretendendo la stessa cosa da chiunque altro. Chi non lo faceva, non poteva andare d'accordo con lui."
Così, con l'aiuto di Wardell, Gilles cominciò a comprendere i complessi meccanismi che la preparazione di una monoposto richiedeva. Tra i due nacque uno strettissimo rapporto professionale, insieme passavano ore e ore a discutere la configurazione del tracciato e la strutturazione della macchina esaminando ogni dettaglio che potesse migliorarne le prestazioni in pista.
Tutto il resto del tempo in cui non era impegnato nelle corse, Gilles lo trascorreva con i suoi familiari che lo seguivano su tutti i campi di gara. Furono tempi molto felici per la famiglia Villeneuve: Gilles parcheggiava il motorhome vicino alla recinzione nel paddock ed istruiva i bambini a stare lontano dai box quando c'erano vetture in circolazione. Quando guardavano le macchine in pista, Jacques e Mélanie indossavano delle cuffie isolanti per evitare danni all'udito; durante le gare applaudivano ed incitavano a gran voce il loro papà e sembrava funzionare, perché Gil vinceva quasi sempre.

March
Alla metà di aprile Villeneuve approdò sul circuito di Road Atlanta per la prima corsa del 1976. In quell'occasione Gilles mostrò il meglio di sé: lanciò con grinta la sua macchina e vinse. Molti dei piloti favoriti di Formula Atlantic erano tornati in pista e c'erano anche molte giovani matricole, ma nessuno fu in grado di tener testa al pilota franco-canadese sulla sua March preparata da Wardell. Gil bruciò tutti in partenza e non venne mai superato, concludendo con tredici secondi di margine sull'americano Tom Pumpelly. Si ripeté poi in occasione della gara successiva a Laguna Seca, in California, dove il secondo posto andò a Elliott Forbes-Robinson, con un distacco di un minuto dal supersonico Villeneuve. Ci fu ancora un altro successo nella seconda gara californiana sul circuito di Ontario quando Gilles conquistò la pole position e batté nuovamente Forbes-Robinson.
I Villeneuve festeggiarono i successi americani con una gita a Disneyland prima di dirigersi a nord, verso Edmonton. Gilles fu il più veloce nelle qualificazioni, rimase in testa alla corsa dall'inizio alla fine e fece registrare anche il giro più veloce. Ma quella volta vincere non fu proprio una passeggiata. L'euforia della Écurie Canada subì però un brutto colpo alla fine di maggio, a Westwood: la pioggia rovinò quello che fin dai primi giri di gara sembrava dovesse essere una marcia trionfale. Gil partì nell'ormai abituale pole position e la sua grinta non sarebbe certo venuta meno in quelle terribili condizioni di tempo. Purtroppo invece il suo motore non fece altrettanto. Villeneuve stava conducendo con diciotto secondi di vantaggio sul suo più diretto inseguitore quando il Ford BDA all'improvviso si ammutolì: le ruote posteriori persero aderenza e la vettura scivolò fuori pista. Gara finita. Ray Wardell si prese tutta la responsabilità del cattivo funzionamento del carburatore che aveva generato l'arresto del propulsore ed il conseguente ritiro ma rimase molto colpito dal fatto che Villeneuve non lo incolpò mai per quell'errore.
Ormai la fama di questo talento del Nord America aveva raggiunto anche l'Europa; Ron Dennis, che più tardi avrebbe diretto la scuderia McLaren, invitò Gilles a pilotare una delle sue March di Formula 2 nella corsa sul circuito cittadino di Pau, in Francia. All'inizio di giugno Villeneuve volò verso la suggestiva cittadina nei Pirenei per misurarsi con i talenti d'oltre Oceano. Durante il viaggiò Gilles cominciò a rendersi conto che avrebbe avuto la possibilità di aggirare la normale prassi che portava alla Formula 1.
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In passato molti piloti canadesi avevano potuto disputare il Gran Premio del Canada, ma la Formula 1 era sostanzialmente uno spettacolo europeo e la corsa sul circuito di Pau poteva rappresentare un'ottima occasione per farsi notare anche se, nei fatti, la gara non costituì certo un grande balzo in avanti verso quella direzione.
Villeneuve qualificò abbastanza bene la sua March 762-Hart con cui aveva poca confidenza: segnò il decimo tempo su un circuito molto impegnativo che non aveva mai visto prima. I suoi avversari comprendevano gente come Arnoux, Tambay, Cheever, Laffite, nomi che in seguito avrebbe avuto modo di conoscere molto bene. Sulle contorte strade di Pau, Gil scatenò la sua tipica guida aggressiva e presto si ritrovò a lottare tra i primi sei, ma venne ben presto tradito dal motore che si surriscaldava e fu costretto a rientrare nei box, ritirandosi con la sua March sponsorizzata dal "Gran Prix Molson" di Trois-Rivières. Avrebbe dovuto attendere fino a quella gara per misurarsi di nuovo con gli europei.
March
Intanto c'erano altre gare di Formula Atlantic da vincere e la sua serie fortunata continuò a Gimli, dove salì di nuovo sul gradino più alto del podio. La Écurie Canada si diresse verso Mosport con un cauto ottimismo sulle reali possibilità di conquistare entrambe i campionati nordamericani. C'erano ancora tre corse in Canada ed una negli Stati Uniti, ma la situazione economica del team era disastrosa dopo che alcuni assegni, emessi dalla Skiroule per pagare i fornitori, erano risultati scoperti. Non c'era abbastanza denaro per partecipare alla gara di Mosport e gli organizzatori si rifiutarono di aumentare l'ingaggio di Gilles costringendolo così a non partecipare. Villeneuve era furioso, tutti i suoi sforzi al volante vanificati da problemi economici; era disperato per la continua carenza di fondi che avrebbe potuto compromettere l'intera stagione. Ma i soldi arrivarono da John Lane, un americano che era entrato a far parte della squadra attratto dalle corse automobilistiche e desideroso d'investire i suoi guadagni ottenuti grazie alla compra-vendita di titoli. John era rimasto molto impressionato dal carattere di Gil, i due erano quasi coetanei e diventarono subito molto amici nonostante le differenze culturali. Con il fiuto da vero uomo d'affari, Lane offrì allora 25 mila dollari per acquistare le due vetture del team a fine stagione; egli aveva intuito che se Gilles avesse vinto entrambe i campionati, le due March sarebbero diventate merce ambita e così diede fondo a tutti i suoi risparmi per permettere a Villeneuve di tornare a correre.
Il contributo di John Lane alle casse della scuderia fu sufficiente per partecipare alla gara successiva di St. Jovite. Quando arrivarono sul circuito di prima mattina, erano gli unici a provare sul tracciato; Gilles stava girando molto forte, ma improvvisamente, dai box, Ray Wardell e gli addetti si resero conto che il pilota non arrivava. Non c'erano commissari e Ray salì sull'unica ambulanza a disposizione per andare a cercarlo. Lo trovarono che arrancava su per la salita proprio dopo il rettilineo del traguardo; sembrava in buone condizioni anche se la sua macchina era ridotta a pezzi. Non era in grado di spiegare cosa fosse successo, ma tutto quello che voleva fare era salire a bordo della vettura di riserva e tornare in pista. Ed è esattamente ciò che fece, l'incidente non aveva per niente smorzato la sua grinta. Dopo quella terribile botta, continuò come se nulla fosse successo. Nelle qualificazioni fece registrare subito il miglior tempo, poi Klausler e Rahal scesero in pista e lo batterono. Villeneuve sembrò diventare matto: salì nuovamente sulla sua monoposto ed ottenne il nuovo miglior tempo. Continuò così per tutta la durata delle prove; alla fine qualcuno fece ancora una volta meglio di lui, ma pure questa volta Gilles si riconquistò la pole position. In corsa, Villeneuve si tenne sempre davanti a tutti, fece segnare il giro più veloce e concluse comodamente al primo posto.
Durante le interviste, Gil, euforico, spiegò la sua filosofia: "Già prima dell'inizio della stagione ero sicuro di una cosa: non mi sarei accontentato di far mio il campionato a forza di secondi e terzi posti. Ho sempre creduto che il miglior modo per conquistare un titolo sia quello di cercare di vincere in tutte le gare".
Ma, mentre i festeggiamenti per il successo stavano raggiungendo il culmine, la Skiroule dichiarò fallimento e Harrison fu costretto ad interrompere qualsiasi attività nelle corse. La Écurie Canada invece di dirigersi ad est, per la gara successiva di Halifax, si diresse in direzione opposta, verso il suo quartier generale. Affinché la carriera di Gilles Villeneuve potesse continuare bisognava urgentemente trovare altro denaro e con la gara di Halifax, ad un solo mese di distanza, sarebbe stata una corsa contro il tempo.

Dieci giorni prima dell'appuntamento all'Atlantic Motor Sport Park di Halifax, Gil non aveva un barlume di speranza; c'era bisogno di almeno 5 mila dollari per poter gareggiare, ma non si arrese. Espose la situazione ad un amico che lavorava per un affermato imprenditore di Montréal il quale si occupava di pubblicità e promozione in genere. Il suo nome era Gaston Parent, allora un cinquantatreenne con l'intenzione di andare in pensione e l'idea di impegnarsi con un giovane pilota non lo sfiorava neppure, ma quando ascoltò la storia di Villeneuve, di quanto fosse speciale e di quanto talento avesse, per educazione, decise d'incontrarlo.
Gilles, accompagnato dall'amico, si sedette di fronte a quell'uomo che si accarezzava la barba mentre ascoltava i dettagli della stagione e delle condizioni finanziarie. Gil era convinto di poter vincere facilmente il campionato canadese, ma non soltanto, disse anche di poter
March
vincere il titolo nordamericano e la corsa di Trois-Rivières. Nulla poteva fermarlo... tranne 5 mila dollari.
Parent, che sapeva ben valutare il carattere di un uomo, rimase colpito dall'assoluta onestà di quel ragazzo dall'aria tanto timida quanto determinata, vide un giovane pieno di speranza e di fiducia nelle sue possibilità. Cominciò così ad essere attratto dalla situazione ed agì seguendo il proprio impulso. Quarantacinque minuti più tardi, dopo qualche telefonata, i soldi necessari erano stati trasferiti sul conto del team. Gilles saltò letteralmente sulla sedia e urlò dicendo: "Wow! Guardi, lei ora è lo sponsor, come vuole che sia dipinta l'auto?" Gaston Parent non aveva niente da pubblicizzare e disse di far verniciare la monoposto di bianco e di dipingervi il giglio simbolo del Québec.
La settimana successiva Parent lesse i giornali del mattino e vide la foto con la vettura bianca ed il giglio che tagliava trionfalmente il traguardo di Halifax, Gilles si era guadagnato la pole position, il giro più veloce ed aveva preceduto il secondo classificato di ben sedici secondi. Inoltre, diceva ancora l'articolo, che quella vittoria significava per Villeneuve il titolo di campione canadese. Parent si sentì abbastanza orgoglioso di come erano andate le cose e fu felice di ricevere un'altra visita di Gil. Egli era infatti tornato per estinguere il suo debito con i soldi vinti nell'ultima gara, ma il saggio imprenditore, conoscendo i problemi finanziari della famiglia Villeneuve gli consigliò di utilizzarli per saldare qualche altro conto in sospeso. Gilles, ringraziandolo, gli spiegò che aveva bisogno di ulteriori finanziamenti per poter terminare la stagione e Gaston Parent confermò che gli avrebbe messo a disposizione il denaro necessario a patto che gli fosse garantito il diritto di recuperarlo. "Perfetto - disse Gil - non vedo alcun problema". Iniziò così un rapporto d'affari che divenne in seguito un rapporto affettuoso, quasi tra padre e figlio.
A metà settembre i giornali del lunedì informarono nuovamente Parent che Gilles Villeneuve aveva stravinto sul circuito di Road Atlanta in Georgia: aveva conquistato la pole position ed il giro più veloce in gara, laureandosi così campione di Formula Atlantic del 1976. Tutto questo sarebbe passato però in secondo piano a paragone della corsa fuori campionato di Trois-Rivières: qui le sue gesta gli avrebbero meritato i titoli di cronaca di tutta la stampa automobilistica mondiale.

March
Il "Grand Prix" Molson di Trois-Rivières era infatti il più importante appuntamento automobilistico di tutto il Québec e la presenza degli assi di Formula 1 conferiva alla gara una portata internazionale. Quell'anno la schiera dei grandi nomi era guidata da James Hunt (fra lui e la conquista del mondiale di Formula 1 c'erano solo quattro gare). Al pilota McLaren venne affidata una March identica a quella che si era aggiudicata quasi tutte le corse americane di Formula Atlantic ed il suo compagno di scuderia sarebbe stato proprio Gilles Villeneuve. Un altro grosso nome che avrebbe partecipato alla gara era l'australiano Alan Jones, oltre a lui avevano garantito la loro presenza anche Vittorio Brambilla, poi  Patrick Tambay e l'astro nascente Patrick Depailler. Questi erano gli ospiti contro i quali si sarebbero cimentati i migliori piloti di Formula Atlantic.
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Villeneuve sottolineò così l'importanza di quella gara: "Baratterei volentieri tutte le mie vittorie con un successo a Trois-Rivières. Secondo me è la gara più importante della stagione perché attira l'attenzione di molte scuderie europee e di un sacco di giornalisti stranieri. È molto importante per me vincere". Ray Wardell preparò nei box della Écurie Canada tre March: una per Hunt, una per Depailler e l'altra per Gilles. I cronometri erano pronti per le prove di qualificazione, prove fondamentali su quello stretto circuito cittadino che avrebbe offerto poche opportunità di sorpasso ai piloti durante la gara. Gil partì subito di gran carriera, suscitando immediatamente l'entusiasmo del pubblico, ma allo stesso tempo la preoccupazione del team per quel suo atteggiamento un po' da spaccone. Durante i primi giri di qualifica la sua March era spesso in testacoda, ma Villeneuve era capace di caricarsi e di dare il massimo di sé immediatamente, senza bisogno di tanto riscaldamento.
Dopo qualche giro ci fu un exploit straordinario. Nessuno era in grado di competere con lo scatenato canadese, con la sua bravura, la sua dimestichezza con la vettura e la sua familiarità con quel circuito. Gilles conquistò la pole position, nonostante lo tormentassero alcuni problemi di sovrasterzo, sfruttando ogni metro di asfalto, a volte facendo strisciare l'alettone posteriore contro i muri, con molto, molto coraggio.
March
La gara fu un monologo: Villeneuve fu in testa da subito, guidando come solo lui sapeva fare, di traverso ad ogni curva si divertiva molto nel catturare l'attenzione del pubblico e dei fotografi in maniera spettacolare. Quando la bandiera a scacchi decretò la sua vittoria, Gilles poté godersi l'affetto del pubblico per quell'epica giornata: molti spettatori che lo avevano incoraggiato con fervore addirittura piangevano per la contentezza, commossi dal successo di un pilota che era uno di loro, un loro connazionale.
Anche gli organizzatori erano estremamente soddisfatti dal fatto che il vincitore fosse un canadese. Villeneuve aveva mostrato al mondo quanto valesse ed i piloti di Formula 1 ne furono giustamente colpiti, soprattutto James Hunt che al suo ritorno in Inghilterra parlò molto bene di Gil.
March
La stampa specializzata europea diede molta enfasi all'episodio di Trois-Rivières, manifestando un certo stupore nei confronti di uno "sconosciuto" che si era permesso di castigare così duramente piloti più blasonati ed esperti di lui.
In molti cominciarono a mostrare interesse per il fenomeno franco-canadese: i responsabili di Brabham, Wolf e McLaren in quel periodo si stavano guardando intorno per la stagione successiva e Gilles fu preso in grossa considerazione dopo le parole di elogio da parte di Hunt, che disse al responsabile Marlboro, sponsor principale del team McLaren: "Io sono stato appena sconfitto da questo Villeneuve. È davvero straordinario, faresti bene ad ingaggiarlo".

Ci fu un incontro formale tra Gil e Teddy Mayer, patron della McLaren, durante il weekend del Gran Premio U.S.A. di Watkins Glen; il canadese fece un'ottima impressione per via del carattere schietto e deciso, anche se era terribilmente in imbarazzo. Non parlò molto, ma ascoltò attentamente tutti i discorsi. Fu convocato successivamente in Inghilterra dove gli venne offerto un contratto con la Marlboro McLaren per il 1977. L'accordo prevedeva che Villeneuve corresse cinque gare debuttando a Silverstone e correndo anche in Canada e negli Stati Uniti. Inoltre avrebbe gareggiato in qualche corsa di Formula 2 ed era prevista un'opzione per il 1978, il tutto per 25 mila dollari. Gilles, agitatissimo, firmò subito, non appena si sentì in condizione di poter tenere in mano una penna.
Il nuovo rapporto di collaborazione fu ufficializzato nel Dicembre del 1976 ed in quella occasione spiegò i motivi che lo avevano portato a firmare un contratto da pilota part-time: "Credo sia meglio correre solo una parte della stagione con una buona scuderia piuttosto che una stagione intera con una scuderia mediocre. Desidero gareggiare in Formula 1, ma ci voglio arrivare nel modo giusto. Se finisci in una squadra di secondo piano, non riesci a combinare nulla e nessuno ti prende più in considerazione. Non ho intenzione di bruciarmi subito. Voglio restare in Formula 1, non soltanto per poter dire un giorno ai miei figli che una volta sono salito su una di quelle macchine".
Gilles
Gilles chiese a Gaston Parent di fargli da manager e i due si accordarono con una semplice lettera di tre paragrafi controfirmati da entrambi. In realtà quel documento era inteso come una misura temporanea in attesa della stesura di un contratto più elaborato, ma Parent decise ben presto che ulteriori aggiornamenti sarebbero stati inutili: "Con Villeneuve non c'era bisogno di contratti. Contrariamente alla maggior parte delle persone, aveva una parola sola. I suoi sentimenti autentici erano sempre evidenti. È stata una delle persone più oneste che abbia incontrato in tutta la mia vita" disse qualche anno più tardi.
La prima esperienza del 1977 portò Villeneuve lontano da casa, in Sudafrica, per quattro gare di Formula Atlantic dove riuscì a terminare solo due corse in terza e quinta posizione, ritirandosi nelle altre due occasioni. Tornò in Canada abbronzato e ferito nell'orgoglio per i mediocri risultati ottenuti, ma decise di affrontare un'altra stagione di Formula Atlantic canadese per integrare le future apparizioni in Formula 1. La Direct Film lo avrebbe sponsorizzato in quello che si sarebbe rivelato il campionato più difficile poiché Gilles si trovò di colpo senza il suo direttore tecnico di fiducia, Ray Wardell, passato ad altre attività, e con il team che aveva deciso di schierare due vetture; inoltre l'elenco dei partecipanti era di notevole valore. Fra gli altri vi era un pilota finlandese, un certo Keke Rosberg, che aveva avuto esperienze positive in molte categorie minori dell'Europa settentrionale. La prima gara si disputava sul circuito di Mosport; Gilles conquistò di forza la pole position proprio davanti a Rosberg.
Alla partenza il finlandese scattò al comando, ma Gil riuscì a rimanergli in scia fino alla prima curva, sulla pista volavano scintille quando le ruote delle due monoposto si toccavano. Al quarto giro, Villeneuve e Rosberg si lanciarono fianco a fianco sulla salita di una delle colline del circuito. Le gomme si toccarono di nuovo e le vetture si sollevarono contemporaneamente, sbandando fin quasi a rovesciarsi, poi Gilles riuscì a rientrare in pista e cominciò l'inseguimento di coloro che nel frattempo lo avevano superato. Verso la fine, guidando come un pazzo, Gil stabilì il giro più veloce terminando al secondo posto dietro al vincitore Price Cobb. La lotta con Rosberg fu leale, entrambe si mostrarono veloci e coraggiosi, ma Joanna, che era sempre presente ad ogni gara, non rivolse la parola a Keke per un bel po' di tempo dopo quell'episodio.

Nella gara successiva, a Gimli, non ci furono emozioni; il motore della macchina di Gilles diede forfait al ventisettesimo giro, costringendolo al ritiro. Guidando il suo motorhome sulla lunga strada che portava ad Edmonton, attraverso le pianeggianti e solitarie praterie, Gil era ansioso di riscattarsi. Sul circuito c'erano soltanto 12 mila spettatori, ma impazzirono tutti quanti perché ci fu una vera e propria battaglia tra Villeneuve ed il solito Rosberg. I due si urtavano dappertutto e fu uno dei più spettacolari duelli tra piloti al quale la gente avesse mai assistito. Keke lo ricorda così: "Gilles partiva dalla pole ed io lo tallonavo. Sapevo che con un bastardo come lui non avrei avuto molte possibilità, ma poi improvvisamente commise un errore e riuscii a raggiungerlo e ad appaiarmi; percorremmo una curva intera fianco a fianco, urtandoci a vicenda. Finimmo tutti e due fuori, io da un lato e lui dall'altro, ma rientrammo in pista a piena velocità esattamente nello stesso punto, urtandoci di nuovo. Vinse Gilles ed io arrivai secondo. Alla fine della corsa la mia vettura sembrava una fetta di torta da cui era stato strappato via un grosso morso. La ruota posteriore della macchina di Gilles mi aveva aperto la fiancata. Era un pilota incredibile, di lui ho molti ricordi piacevoli".
Villeneuve era molto felice per quel risultato, ma soprattutto per come era stato ottenuto perché era quello l'aspetto che amava veramente delle corse automobilistiche. Naturalmente, a fine gara, i due contendenti si dimostrarono entrambe soddisfatti e ci risero sopra ripensando all'episodio. Dopo Edmonton, Rosberg vinse la sua prima corsa canadese di Formula Atlantic in luglio, proprio mentre il suo rivale debuttava in Formula 1, con la McLaren al Gran Premio di Gran Bretagna. Ma prima di ciò Gilles approfittò dell'inaspettata opportunità di provare un'altra categoria: la Can-Am.
Wolf
La Canadian-American Challenge Cup Series era il massimo esempio di corse di velocità nel Nord America. Le luccicanti biposto a ruote coperte montavano motori americani di elevata potenza ed erano uno spettacolo mozzafiato. Le corse attiravano grandi folle che accorrevano per vedere quelle vetture guidate da famosi piloti internazionali. Mario Andretti, Jackie Stewart, Bruce McLaren erano solo alcuni dei nomi che nobilitavano la categoria, che in molte occasioni si dimostrava veloce tanto quanto la Formula 1.
Fu Chris Amon che, in quel 1977, fornì inconsapevolmente a Villeneuve un tramite per guidare una vettura di quel genere. Il pilota neozelandese era ormai alla fine di una carriera che lo aveva visto protagonista in Formula 1, anche se non aveva mai vinto un Gran Premio. Si era ritirato dalla massima formula nel 1976, accettando di correre per la scuderia di Walter Wolf nel campionato Can-Am appunto. Ma dopo qualche gara ne aveva abbastanza ed era pronto ad appendere il casco al chiodo. Ed è così che un giorno fece visita a Gaston Parent, grande amico di Wolf, dicendogli dell'intenzione di ritirarsi. Il problema era quello di trovare un pilota disposto a sostituirlo e che fosse gradito a Walter Wolf stesso.
Parent telefonò all'amico, gli espose la situazione e gli suggerì un nome: Villeneuve. Wolf accettò subito con entusiasmo, ma Gilles non ne sapeva ancora nulla. Gaston Parent contattò allora il suo pupillo, che in quel momento si trovava nella sua casa a Berthierville, per comunicargli l'eventuale ingaggio, sempre che avesse avuto voglia di cimentarsi in un campionato difficile e pericoloso come quello Can-Am. Quaranta minuti dopo, Gil era nell'ufficio del suo manager a Montréal, pronto ad accettare a qualsiasi condizione: non voleva soldi, voleva soltanto correre. E così, dopo un frettoloso accordo, il talentuoso canadese era il nuovo pilota della Walter Wolf Racing, avrebbe guidato la Dallara Chevrolet WD1 ed il team sarebbe stato tutto a sua completa disposizione. Gilles era al settimo cielo, all'improvviso per la prima volta in vita sua, era pagato per correre, non poteva ancora crederci.
Wolf
La prima corsa fu sul circuito di Watkins Glen. La macchina era inguidabile, tutti lo sapevano, ma per Gilles era una sfida, qualsiasi risultato fosse riuscito ad ottenere sarebbe stato comunque un successo. Nessuno faceva pressioni su di lui e Gil si divertì come un matto a guidare quella terribile vettura riuscendo a qualificarla in quarta posizione. Ma la sua gara durò appena sei giri, poi il cambio cedette e fu costretto a ritirarsi. Seguirono altre tre avventure nelle corse Can-Am; l'unica partecipazione che portò a termine fu quella di Elkhart Lake, dove partì in pole position, ma poi retrocesse e finì al terzo posto. Si ritirò invece sia a Mosport sia a Trois-Rivières e si classificò soltanto dodicesimo nella graduatoria finale del campionato Can-Am 1977. In quell'anno vinse Patrick Tambay che si ripeté l'anno successivo, il 1978, mentre Gilles non prese più parte a quel tipo di gare.
Tra una corsa e l'altra, Villeneuve aveva però avuto modo di volare in Inghilterra per effettuare le prove e cercare di qualificarsi per il suo battesimo in Formula 1 con la McLaren. L'avvenimento era fissato per domenica 16 Luglio 1977 sul circuito di Silverstone.
Gilles aveva visto per la prima volta quel tracciato la settimana antecedente il Gran Premio durante una sessione di prove organizzata dalle scuderie inglesi. Gli era stata affidata una Marlboro McLaren Ford M23 che era stata utilizzata da James Hunt nella stagione precedente. La vettura aveva il numero 40 ed era assistita da un gruppo di meccanici in un box distaccato da quello principale del team. Dapprima Gil se la prese con calma per familiarizzare con una vettura ed un motore che per lui erano totalmente nuovi, ma cominciò sorprendentemente presto ad emulare le prestazioni degli altri piloti che giravano in pista.
Naturalmente il crescendo di velocità corrispondeva ad un numero di testacoda e fuori pista praticamente in ogni zona del tracciato. Molte persone si lamentarono dell'impetuosa sconsideratezza del nuovo arrivato che avrebbe potuto cacciarsi in guai seri. Solo alcuni attenti osservatori notarono che i suoi tempi scendevano sempre di più e cominciarono ad intuire dove voleva arrivare. Lo seguirono con maggiore attenzione, osservando soprattutto la sua tecnica di recupero dopo un testa-coda e notarono che raramente commetteva lo stesso errore nello stesso punto. A poco a poco divenne chiaro che in realtà Villeneuve stava cercando di capire quali erano i limiti della sua vettura e lo faceva ad ogni curva. Era un metodo brutale ma efficace, aveva bisogno di capire quanto fosse veloce una monoposto di Formula 1 rispetto a quelle che aveva guidato fino a quel giorno. Aveva bisogno di imparare in fretta tutte le variabili per poter sbalordire tutti al suo debutto nel Gran Premio che lo aspettava.
Alla successiva gara di Silverstone erano iscritti ben 44 partecipanti e l'organizzazione decise che tutti i debuttanti avrebbero dovuto prendere parte ad una sessione speciale di pre-qualificazioni: a decidere la loro sorte sarebbero stati i tempi ottenuti in queste prove. I primi cinque classificati avrebbero avuto il diritto di unirsi agli altri piloti nelle normali prove di qualificazione dalle quali sarebbero poi usciti i nomi dei ventisei partenti definitivi. Gilles fu il più veloce del gruppo con la sua McLaren, davanti a Patrick Tambay con una Theodore Ensign.
Durante le prove ufficiali Villeneuve sembrava sempre sul punto di combinare un disastro, ma la padronanza nel controllo del mezzo era tale che i testa-coda erano sempre meno frequenti anche se la sua monoposto era molto spesso in controsterzo; fu così che, attratta dallo stile di guida del pilota canadese, era sempre più la gente che si fermava ad osservare quel nuovo fenomeno dei circuiti. Al termine delle prove il team di Villeneuve rimase senza parole nel vedere che il suo pilota si era qualificato in nona posizione a soli 43 centesimi dalla pole position di James Hunt con la McLaren ufficiale e comunque davanti a vetture come la Tyrrell di Ronnie Peterson, la Ferrari di Carlos Reutemann e l'altra McLaren ufficiale di Jochen Mass.
I giornalisti, pur distratti dal debutto della Renault con il motore turbo, non esitarono ad indicare in Villeneuve un potenziale elemento che avrebbe potuto contribuire a rendere storica quella corsa. Lo descrissero come persona gentile, educata, modesta e piacevole e non mancarono di informarsi sulle capacità di pilota e collaudatore presso i suoi meccanici i quali lo definirono straordinariamente brillante nel capire le esigenze della vettura. Occhi ben aperti dunque su quel giovane esordiente...

McLaren
In un tiepido sabato pomeriggio, il rombo dei ventisei motori coprì le voci della folla che acclamava i piloti. Al termine del primo giro la McLaren di Villeneuve era in settima posizione davanti a nomi più noti come Mass, Brambilla e Peterson. Passavano i giri e l'esordiente con la monoposto numero 40 continuava a tenere il passo dei più grandi piloti del mondo. Ad un certo punto Gilles notò che la temperatura dell'acqua stava salendo; al decimo giro l'acqua raggiunse il punto di ebollizione e Gil fu costretto a rientrare ai box. Il suo arrivo inaspettato provocò immediatamente una frenetica agitazione ed i meccanici si diressero verso la parte posteriore della vettura per scoprire quale fosse la causa del problema. Quando ormai il gruppo di testa della corsa aveva già percorso due giri, uno dei meccanici constatò che la spia dell'acqua era rotta; Gilles ripartì come una furia lasciando dietro di sé due strisce nere di pneumatici. Riprese la corsa mentre le prime monoposto stavano completando il tredicesimo dei sessantotto giri previsti, fece correttamente passare i piloti di testa, che erano in lotta fra loro, e si accodò tenendo il loro passo sino alla fine, facendo segnare il quinto miglior tempo sul giro e classificandosi undicesimo assoluto.
Gilles
A fine gara Villeneuve era molto contento della sua prova: "Se avessi ignorato la spia dell'acqua ed il motore si fosse fuso avrei agito come un principiante che non fa attenzione alle spie. Non volevo essere etichettato come tale e così mi sono fermato ai box. Dopo essere rientrato ed aver lasciato passare gli altri, ho proseguito mantenendo il mio ritmo ed ho capito che ce la facevo a stare dietro di loro, ero molto soddisfatto."
Se non fosse stato per quella che si era poi rilevata una sosta inutile ai box, Gilles avrebbe senz'altro terminato la corsa al quarto posto, ma la sua prestazione gli valse il titolo di "Pilota del giorno" ed il plauso di alcuni importanti giornalisti. La stampa era unanime nel giudicare quel pilota come un talento naturale incredibile e con un brillante futuro davanti a sé.
BMW
Villeneuve tornò in Patria senza sapere quali altri Gran Premi avrebbe ancora corso con la McLaren; ad ogni modo affrontò un mese di agosto denso di impegni, a cominciare dalle corse in Formula Atlantic dove tornò nel campionato in quarta posizione e con un gran bisogno di recuperare il tempo perduto. Ad Halifax, dopo essere partito in pole position, andò in testacoda e si ritirò quando era in quinta posizione. Sul circuito di St. Félicien, Gilles trasformò un'altra partenza dalla prima posizione in una convincente vittoria con quasi un minuto di vantaggio sul secondo arrivato. Poi fu la volta di trasferirsi a Mosport per una gara Can-Am preceduta dalla "6 ore" di Molson, prova valida per il campionato mondiale marche, dove Gilles condivise una BMW privata con Eddie Cheever classificandosi terzo assoluto e primo nel Gruppo 5. Il giorno dopo, nella gara Can-Am, come al solito, Villeneuve non terminò la corsa. Purtroppo in quei giorni ci fu anche l'incontro con Teddy Mayer che comunicò al pilota canadese che non avrebbe fatto valere la sua opzione in McLaren per il successivo 1978 e che si poteva ritenere libero di accettare qualsiasi proposta gli fosse arrivata.
Gilles tornò a Berthierville con un nodo alla gola, quella notizia era stata proprio un fulmine a ciel sereno, tanto che egli stesso si chiese se addirittura la sua carriera di pilota non fosse già conclusa. Era sconvolto, non riusciva a capacitarsi del perché Mayer avesse cambiato idea, il suo morale aveva subito un duro colpo dopo che venne a sapere che Patrick Tambay, e non lui, avrebbe sostituito Jochen Mass nel team McLaren per l'anno successivo.
A questo punto iniziò un periodo d'incertezza proprio nel momento in cui si decideva il campionato di Formula Atlantic. Gil era nervoso e lo dimostrò nelle gare successive dove perse per distrazione la possibilità di conquistare altre vittorie. Mancava ancora l'ultima corsa sul nuovo circuito di Quebec City e Gilles fece molta fatica a conquistare il terzo posto in griglia, dopo che nella prima sessione aveva distrutto la sua monoposto, costringendolo ad usare quella del suo compagno di scuderia per riuscire a spuntare
March
un tempo decoroso. Gilles aveva bisogno di vincere e questa volta, aiutato anche da un pizzico di fortuna non si fece sfuggire la vittoria che gli valse anche il titolo di campione di Formula Atlantic per il secondo anno consecutivo.
In tutto si era aggiudicato dodici delle venticinque gare a cui aveva preso parte, un record tuttora imbattuto, ma ormai l'avventura di Villeneuve in Formula Atlantic si era conclusa; egli aveva compreso infatti che un'altra stagione nella stessa categoria, anche se fattibile, sarebbe stata equivalente ad un fallimento, una via senza sbocco per la sua rapidissima ascesa. Gilles non immaginava però che stava per dare il via alla sua carriera nella Formula più prestigiosa di tutte, con la scuderia più famosa nel mondo dell'automobilismo.
Gilles
Dopo aver appreso il rifiuto della McLaren a farlo correre per il 1978 nella propria scuderia, la quale gli preferiva il più maturo Tambay, Villeneuve tornò con il suo motorhome a Berthierville guidando più piano del solito. Parcheggiò vicino alla casa dei genitori, collegò la linea elettrica e quella telefonica e si mise a fare pulizie con la moglie Joanna. I suoi pensieri erano rivolti al futuro incerto, la sua esperienza in Formula 1 a Silverstone lo aveva convinto che quello era il mondo a cui apparteneva e la cronica carenza di fondi dopo anni di sacrifici e di privazioni, per lui e la sua famiglia, si sarebbero potuti ripagare solo con un ingaggio di un certo livello; d'altronde aveva ormai 27 anni e sapeva fare un solo mestiere: quello del pilota.
Ad un tratto, le riflessioni in cui era assorto vennero interrotte dal suono del telefono che squillava; rispose Joanna con espressione sconcertata, mentre rispondeva ad una voce che pareva arrivasse da molto lontano. Si voltò verso Gilles e gli disse: "È per te. Da lontano. È qualcuno che parla inglese con un accento straniero, credo." Gil afferrò il ricevitore e sentì una voce che diceva: "Un momento per favore, è la Ferrari." Al telefono si presentò una persona che diceva di essere un collaboratore e di parlare per conto di Enzo Ferrari il quale gli aveva chiesto di contattarlo espressamente per chiedergli se fosse interessato a correre per loro.
Gilles non credeva a quello che sentiva, pensava che fosse uno scherzo di qualcuno, ma dovette crederci quando la proposta successiva fu quella di prenotare immediatamente un volo aereo per Milano per poter incontrare il "Drake" in persona. Gilles fugò ogni dubbio residuo quando, il giorno dopo, una seconda telefonata gli chiese la conferma sull'ora di arrivo a Milano.
Lunedì 29 agosto, Villeneuve era in viaggio verso l'Italia e poi Modena. Il primo incontro fra il Commendatore ed il pilota canadese durò circa un'ora; Gilles non era affatto intimorito dalla venerabile presenza seduta dietro ad una scrivania circondata da trofei e fotografie di vetture e piloti della leggendaria Ferrari. Spiegò che era legato alla McLaren da una opzione che lo vincolava legalmente per il 1978 e per rendersi disponibile avrebbe dovuto ottenere un atto liberatorio dalla scuderia inglese. Ferrari, che era espertissimo e scaltro in questo campo, assicurò Gilles che non ci sarebbero stati problemi. L'incontro terminò cordialmente con l'intento di tenersi in contatto. Villeneuve lasciò Maranello con il rammarico di non aver potuto concludere subito; non si capacitava del fatto che la scelta fosse capitata su di lui, quando in giro si facevano i nomi di piloti ben più esperti per sostituire Niki Lauda alla Ferrari, dopo che i rapporti del pilota austriaco con la dirigenza si erano ormai irreparabilmente incrinati.
Non passò molto tempo che, durante il Gran Premio d'Italia dove Gilles fu nuovamente invitato a presentarsi, Teddy Mayer assicurò che sarebbe stato pronto a firmare la liberatoria che concedesse a Villeneuve la possibilità di correre per un'altra scuderia nella stagione successiva, a patto che questa fosse stata solo ed esclusivamente la Ferrari. Gil lasciò quindi Monza con il permesso di contrattare con la squadra italiana e tornò a Maranello per un altro incontro. Quella volta fu portato a Fiorano dove c'era la pista privata di collaudo della Ferrari. Venne preparata una vettura con le caratteristiche adatte alla sua altezza e fu letteralmente spedito ad esplorare le quattordici curve del tracciato lungo circa tre chilometri. Sotto lo sguardo dei numerosi giornalisti presenti, la prima prova di Gilles a bordo di una Ferrari di Formula 1 non fece registrare degli acuti particolari, mise troppa foga e commise molti errori, cosa del tutto normale per un ragazzo che arrivava dalle categorie minori. Ma dopo quella prima volta, Gilles fu forse preso dalla paura di non essere pronto per correre a causa delle difficoltà che aveva incontrato sulla pista di Fiorano. Il giorno seguente però i suoi tempi cominciarono ad abbassarsi ed Enzo Ferrari, che osservava dalla sua postazione nella cabina di controllo, si dichiarò soddisfatto così come Villeneuve, che si rese comunque conto di dover lavorare ancora un bel po' prima di ritenersi ufficialmente un pilota della Ferrari.
Tornato in Canada dopo il test in pista, Gilles era ancora dubbioso sul suo futuro, aspettava quella telefonata che tardava ad arrivare e gli pareva che le cose si mettessero piuttosto male. Ma dopo qualche giorno Enzo Ferrari in persona lo chiamò e gli disse: "Sei pronto a firmare il contratto con noi?" - "Certo!" rispose Gil.

Ferrari
Ottenuta la liberatoria dalla McLaren, Villeneuve si diresse in volo all'aeroporto di Milano e poi in auto alla volta di Maranello, sempre seguito dal suo manager Gaston Parent. Furono accompagnati ed entrarono da un ingresso secondario per poi essere condotti in un vecchio ufficio polveroso, pieno di trofei, anch'essi ricoperti di polvere. Nella stanza c'erano solamente una scrivania e due sedie: incontrare Ferrari era come essere ricevuti dal Papa. Il Grande Vecchio arrivò subito dopo con il suo funzionario per le questioni relative ai contratti ed un interprete; Ferrari si espresse solo in italiano anche se era in grado di parlare perfettamente il francese. Aveva in mano una specie di accordo con elencate alcune condizioni in cui era specificato che la Ferrari avrebbe pagato un mucchio di dollari affinché Villeneuve avesse corso con la Scuderia per il 1978. L'unica condizione che Gilles pose era quella che intendeva continuare ad essere libero di fare ciò che più gli piaceva nella sua vita privata, senza interferenze da parte di alcuno. Inoltre era essenziale che la sua famiglia potesse seguirlo in ogni gara e che per questo ne fossero sostenute le spese. Ferrari prese tempo per pensarci ma, la sera stessa, il contratto era pronto per essere firmato con le clausole richieste. Gilles era entusiasta, guadagnare denaro non era la sua principale motivazione, sarebbe stato disposto perfino a pagare pur di correre per la Ferrari ed alla fine ottenne anche più di quello che aveva sperato.
Gaston e Gilles, soddisfatti, alloggiarono per quella notte in un hotel di Modena e la mattina seguente erano già a Fiorano dove li attendevano con curiosità i giornalisti. Gil salì sulla vettura, partì e finì in testa-coda in un prato di erba alta. L'alettone anteriore falciò l'erba, ma Gilles non si scompose: rimise la macchina in pista e ricominciò a girare fortissimo, con la macchina piena d'erba, come se niente fosse successo. Ferrari sorrideva...
Nella successiva conferenza stampa venne annunciato che Villeneuve avrebbe debuttato fin da subito nel Gran Premio canadese a Mosport ed immediatamente dopo avrebbe partecipato anche a quello del Giappone. Gli furono prese le misure del sedile e con quello appresso, Gil rientrò, non senza qualche difficoltà, con l'aereo in Canada.
Gilles Villeneuve era il settantunesimo pilota ingaggiato dalla Ferrari e probabilmente era anche il meno esperto di tutti i settanta che lo avevano preceduto. Al momento la decisione di prenderlo era sembrata strana, ma in realtà rientrava perfettamente nel modo di fare di Enzo Ferrari, quella leggenda vivente che aveva creato la più prestigiosa scuderia nella storia dell'automobilismo sportivo. Gilles una volta disse: "Ferrari si dedica alle macchine da corsa come nessun altro uomo al mondo". Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve erano due spiriti affini.

CONTINUA...

GV

8 maggio 1982

L'epilogo si consuma sul circuito di Zolder, in mezzo ad una foresta delle Fiandre, in Belgio. Mancano solo pochi minuti alle ore 14, l'ultima sessione di prove ufficiali sta per finire. Davanti ai box non passa la Ferrari numero 27, quella di Villeneuve. Non appare nemmeno da lontano, a passo lento, per rientrare ai box. Poi la notizia, le prime immagini: la Ferrari di Gilles schizza impazzita sulla March di Jochen Mass che sta raffreddando le gomme procedendo adagio.
Il violento e fatale impatto sul terrapieno che delimita il breve rettilineo ci viene risparmiato dalle telecamere; i verdi alberi del bosco coprono la visuale, la natura vuole proteggere l'intimità di quei suoi ultimi istanti di vita. Quello che si vede dopo è solo la crisalide di una farfalla, è un guscio vuoto, un fremito lieve, Gil ha ormai spiccato l'ultimo volo.
Ha spiegato le sue ali verso l'immortalità...
su
Gilles Villeneuve


Era giunto in cima alla sua montagna e certamente, da lassù, vedeva le cose in un'ottica
diversa  dalla  nostra,  di  noi  che,  umili  formiche,  abbiamo  scelto  di  vederle  dal  basso.


(Jeff Hutchinson da "Grand Prix International magazine" del 13 maggio 1982)